
New York Knicks:
Isiah Thomas ha costruito una squadra confermando quasi tutti gli uomini che hanno finito la stagione ed
aggiungendo in seguito allo scambio con Chicago Jerome Williams e Jamal Crawford. Il problema dei Knicks
di quest'anno potrebbe essere quello di avere due quintetti, o comunque titolari e riserve allo stesso
livello, di egual valore. Un fatto che potrebbe creare a coach Lenny Wilkens problemi di gestione.
Una cosa sicura è il fatto che a NY di talento ce n'è in abbondanza, anche se della squadra dello scorso anno sono rimasti solo quattro giocatori: Allan Houston, Kurt Thomas, Shandon Anderson e Mike Sweetney.
Tra i nuovi acquisti spicca anche il nome di Stephon Marbury, che promette grandi cose in una squadra dove lui è considerato il leader.
New Jersey Nets:
Quando coach Lawrence Frank ha firmato il prolungamento del suo contratto sicuramente non pensava che la sua squadra sarebbe stata così drasticamente ridotta, infatti i due volte finalisti NBA delle ultime tre stagioni si ritrovano privati di una delle sue tre stelle. Kenyon Martin durante l'estate ha firmato un contratto triennale con i Denver Nuggets. La squadra sarà comunque, anche se non con un ottimo piazzamento, all'altezza di un posto nei playoff.
Le altre grandi cessioni sono state: Kerry Kittles ai Los Angeles Clippers, Lucious Harris a Cleveland e Rodney Rogers a New Orleans. Le rimanenti stelle, Richard Jefferson e Jason Kidd, cercheranno di trainare la squadra non priva di giovani promesse quali Nenad Krstic, ex Belgrado.
Philadelphia 76ers:
Il general manager Billy King non ha cambiato tanto ma ha costruito lo stesso una squadra che ha talento, profondità, gioventù e la voglia di riprendersi dopo una stagione da 33-49 che non ha qualificato i Sixers per i playoff dopo cinque apparizioni consecutive con coach Larry Brown. Ma l'anno scorso ci sono stati vari problemi, tra i quali il principale è stato il lungo infortunio di Allen Iverson, stella e trasciantore della squadra, che ha comunque portato una media di 26.5 punti per gara, ma soprattutto la sua miglior prestazione in termini di assist per gara, circa 7.
Altri illustri infortuni sono stati quelli di Glenn Robinson, Marc Jackson e Derrick Coleman, ciò ha penalizzato non poco la squadra che quest'anno punta a rifarsi.
Il paragone fatto da alcuni esperti può reggere, è quello di Andre Iguodala, giovane neoarrivo dal college, paragonato a Scottie Pippen, ex stella dei Chicago Bulls e spalla del grande Micheal Jordan.
Boston Celtics:
Prevedere cosa potranno fare i Celtics sarà difficile, infatti nel roster il tasso di talento e di atletismo è assai alto, ma gli infortuni e l'incopatibilità di alcuni caratteri da far convivere renderà alla squadra un andamento molto altalenante ed incerto. Le stelle comunque renderanno la vita difficile alle altre squadre, con al loro fianco giovani dal futuro promettente come Al Jefferson (high school: 42.6 punti e 18 rimbalzi di media), Delonte West chiamato con il numero 24, è una guardia che può fare anche il playmaker dato che tira bene da fuori.
Altre notevoli riserve sono Marcus Banks, la riserva di Gary Payton, la colonna portante della squadra con Paul Pierce, Ricky Davis tornato da un'annata con 15 punti e 5 rimbalzi di media nella precedente stagione, Walter McCarty e Tom Gugliotta, gli anziani del roster. Da segnalare l'ala piccola titolare Jiri Wesch considerato giocatore in crescita.
Toronto Raptors:
Toronto ha cambiato poco. A parte i due rookie e Loren Woods, l'unica novità è rappresentata da quello che sarà la point guard titolare, vale a dire Rafer Alston, anche se di novità non si tratta vistoche indossò la maglia dei Raptors già nella stagione 2002-03. I due cardini della squadra sono Jalen Rose (15 punti, 4 rimbalzi e 5 assist) e l'idolo dei canadesi Vince "Vincredible" Carter (22 punti, 5 rimbalzi e 5 assist). Altro elemento chiave è Chris Bosh, sophmore che ha già sbalordito l'anno precedente e nella preseason di quest'anno, e che da molti viene considerato il miglior centro dell'era dopo Shaq.
I nuovi acquisti del draft di quest'anno sono stati Rafael Araujo, centro riserva di Bosh, e Pape Show, ala forte ancora da formare ma dalle ottime potenzialità atletiche e tecniche.
Detroit Pistons:
Per fortuna esiste il detto "squadra che vince non si cambia", e non solo perché qui sarebbe stato poco appropriato. Il quintetto sarà infatti identico,ma nel roster ci sono alcune novità. Impossibile dati i risultati dell'anno precedente sarebbe stato modificare i cinque titolari, ma nella panchina più ambita di questi anni ci sono nuovi uomini del calibro di Carlos Delfino, rookie ex Bologna, Antonio mcDyess, Mike James e Derrick Coleman. Inutile parlare del quintetto dato che sono tutte stelle e che è rimasto invariato dall'anno precedente.
Unica cosa da sottolineare è che Carlos Delfino viene già paragonato a Ginobili, anche lui ex Bologna e che ora in NBA sta facendo fuochi e fiamme.
Indiana Pacers:
Dopo il temporale dello scorso anno, quando coach Rick Carlisle decise di dare posto in quintetto a Kenny Anderson, a scapito di Jamaal Tinsley, poi rimesso titolare il 30 dicembre, ritorna con un ruolo più definito, anche perché la firma pluriennale di Anthony Johnson come sua riserva dovrebbe chiarire una volta per tutte come stanno le cose. Tinsley è un creativo con il fisico tosto, non un tiratore da fuori ma uno che con le sue penetrazioni può spezzare la difesa e creare in favore di Jeff Foster, abile nel farsi trovare lungo la linea di fondo. Le stelle della squadra sono Jermaine O'Neal, ala grande di 2.11 prelevata direttamente dall'high school e Ron Artest, ala piccola dalla difesa impeccabile e dai comportamenti discutibili, dato il suo caratteraccio.
Il giocatore che da morale alla squadra è, l'ormai 40enne, Reggie "Killer" Miller, uno dei grandi tiratori da tre dell'NBA di tutti i tempi e principale della squadra.
Il rookie David Harrison, centro di circa 2.12 per 130, è uno dei più grossi dell'NBA superato solo da Shaq.
Cleveland Cavaliers:
A disposizione di coach Paul Silas ci sono alcuni giocatori che potrebbero comodamente essere titolari o riserve, dunque il quintetto base di inizio stagione è suscettibile di variazioni anche a inizio stagione. Eric Snow era point man titolare a Philadelphia e potrebbe pure esserlo ai Cavs, ma è noto che quando in quintetto lo scorso anno c'era Jeff McInnis, curiosamente mai considerato davvero un point man puro, la squadra era parsa lanciata ai playoff, prima che McInnis si infortunasse, dunque ha ragione Silas quando sostiene che i due possono giocare assieme, come si è visto anche nelle amichevoli. L'inimitabile LeBron James scivolerebbe dunque all'ala piccola, con Drew Gooden e Zydrunas Ilgauskas. Vista in precampionato anche la formazione con Dajuan Wagner, Lucious Harris e Ira Newble.
James con solo un anno di NBA alle spalle è gia considerato il vero e proprio elemento chiave della squadra, dato che può ricoprire eccellentemente i ruoli da ala grande in giù. Il rookie Luke Jackson ha doti ballistiche e umane davvero invidiabili, gioca con testa e ciò lo rende molto interessante per le squadre di tutte le division della NBA.
Milwaukee Bucks:
Che l'assenza di TJ Ford sia determinante, perlomeno nei primi tempi, è talmente palese che è quasi imbarazzante doverlo spiegare. Ford, seppur rookie, fisicamente gracile e sempre poco affidabile al tiro da lontano, era diventato presto l'anima dei Bucks, dei quali definiva l'atteggiamento, ovvero la velocità su tutto il campo, difesa costretta ad accentuarsi verso Ford che poteva così trovare l'uomo libero sullo scarico, dando vita ad agievoli situazioni di uno contro uno senza troppi raddoppi o aiuti. Tutto sommato il progetto di Terry Porter era proprio questo, allontanare l'uomo da Micheal Redd per concedergli un facile o a Desmond Mason per una facile schiacciata. Altro cardine dell'attacco, assai lacunoso, di Milwaukee era Keith Van Horn, ala piccola dalle medie caratterstiche. Il centro Dan Gadzuric è giovane e forse necessita ancora di tempo per ambientarsi, ma in prospettiva futura è un'ottima squadra.
Chicago Bulls:
È la squadra più giovane di tutta l'NBA con circa 23 anni per giocatore. Forse la più inesperta, ma con tanto di quel talento da colmare ogni mancanza, questo è stato ciò che hanno dimostrato nella preseason con Luol Deng miglior rookie dell'estate. L'altro grande rookie è Ben Gordon che parte titolare quest'anno e darà del filo da torciere ad ogni guardia del campionato, non sul fattore altezza, dato il suo 1.90, ma la sua velocità e le sue micidiali schiacciate. Altri giovani astri nascenti sono Kirk Hinrich playmaker dal buon tiro da tre, Tyson Chandler e Eddie Curry, i lunghi della squadra.
Il veterano Antonio Davis guiderà il gruppo dirigendolo sicuramente, dati gli 11 anni d'eperienza, ai playoff.
Miami Heat:
Come point guard giocherà Dwyane Wade, atleticissimo giovane acquisito l'anno scorso che ha saputo cambiare il futuro della squadra con Shaq, affiancato dal back court Eddie Jones, Damon Jones, letale dietro l'arco dei tre punti, Udonis Haslem e Shaquille O'Neal. Questa squadra lascierà sicuramente il segno nella sua division. Dopo la cessione di Rafer Alston gli Heat hanno acquistato, rinnovandolo come giocatore, Keyon Dooling. Non mancano comunque i veterani in questa squadra che formano circa 60% del roster, tra cui Micheal Doleac, Christian Laettner e Wesley Person.
Il rookie, Dorrell Wright, anche se magrissimo, ha gran doti e voglia di imparare perciò sarà da tener d'occhio da utilizzare in un futuro non troppo lontano.
Orlando Magic:
Dopo la partenza di Tracy McGrady, bandiera ed idolo dei Magic, i tifosi di Orlando si sono messi le mani nei capelli, ma osservando meglio la squadra si può notare che essa non si è affatto indebolita, infatti oggi la squadra si ritrova con una formazione più completa e ricca di uomini rispetto all'anno precedente. A confermare ciò è il fatto che rispetto alla stagione 2003-04 sono rimasti solo in 5. Con come nuove leve Steve Francis, ormai nuovo cardine di Orlando, Cuttino Mobley, Hedo Turkoglu, Tony Battie e Kelvin Cato.
I nuovi giovani acquisiti dai college sono Dwight Howard, proveniente dal High School, e ala-centro di 2.08 che probabilmente sarà nel quintetto titolare e Jameer Nelson, forte e veloce playmaker di 1.75. Altro uomo enigmatico della squadra è Grant Hill che non si sa se ha recuperato dall'infortunio dello scorso anno e dalla dubbia tenuta fisica.
Washington Wizards:
A Washington stanno portando avanti un progetto interessante, la mente di tutto questo è il general manager Ernie Grunfeld, già architetto di squadre che hanno fatto bene come Milwaukee e New York, ma il braccio che ha sposato l'idea è Eddie Jordan. Il risultato deludente della scorsa stagione (un 25-57 con molte attenuanti dovute però agli infortuni: Arenas 27 gare saltate, Hughes 21, Stackhouse 56 e dove l'unico a giocare 82 partite dell'intero roster è stato Jared Jeffries) non ha frenato il cammino verso il ritorno ad alti livelli: alle cessioni di Srackhouse e di Laettner si è contrapposto l'acquisto di Antawn Jamison, che con Arenas, Hughes,Brown e Haywood promette grandi cose. A colmare le lacune e far riposare il quintetto ci pensano Jarvis Hayes, giovane dal brillante futuro che sa già dare il suo contributo alla squadra, il veterano e neoacquisto Anthony Peeler, il rookie Peter John Ramos, portoricano centro di 2.20, ed il già citato Jared Jeffries.
Atlanta Hawks:
Non sappiamo cosa succederà, ma se Atlanta, come sembra ipotizzabile visto il roster, sarà in grado di migliorare il suo pessimo bilancio dell'annata passata, 28 vittorie e 54 sconfitte, nessuno potrà togliere a Billy Knight il titolo di "Executive of the year". Infatti il general manager ha messo in piedi una squadra quasi del tutto nuova (nove uomini nuovi), ma con importanti dosi di talento, esperienza ed anche futuribilità. Dei tre rimasti agli Hawks, partiranno nel quintetto Boris Diaw, guardia sophmore, e Jason Collier, centro che dopo aver militato in panchina a Houston per tre anni ha la sua occasione. I nuovi acquisti sono riassumibili in: Tony Delk, playmaker ex Dallas, Antoine Walker, ala grande arrivata con Delk, e Al Harrington da Indiana.
Josh Childress è il giovane agile, ma da far irrobustire, scelto con il numero 6 che aiuterà Atlanta a migliorare il record precedente. L'altro è Josh Smith forse più pronto per una stagione NBA e atleticamente più forte, anche se dalle caratteristiche completamente diverse.
Charlotte Bobcats:
Le opinioni sulla stagione che disputeranno i Bobcats di Charlotte a pochi giornodal via oscillano fra le negative, le pessimistiche e le tragiche. Come dire che il record negativo della storia NBA, quello di Philadelphia del '72-'73 che chiuse la stagione con un bilancio di 9-73, sembra veramente un pericolo. Il quintetto non sarà fisso ma varierà spesso. Il ruolo di point guard sarà in coabitazione tra Jason Hart e Brevin Knight. La guardia e l'ala piccola saranno rispettivamente Jason Kapono e Gerald Wallace. L'ala forte sarà la promettente seconda scelta Emeka Okafor e il centro il 2.23 Primoz Brezec. A dare esperienza al roster ci pensa Steve Smith, guardia con 13 anni di NBA già giocati.
Il 4 di Charlotte l'anno scorso ha giocato a Connecticut portando la squadra alla vittoria del titolo NCAA.
Minnesota Timberwolves:
Difficile trovare un quintetto base migliore di quello dei Timberwolves, nella NBA. Forse solo un po' in là con gli anni in Sam Cassell e Latrell Sprewell, il che certifica che Minnesota deve sbrigarsi a portare il suo assalto al titolo prima che la situazione precipiti sul piano dell'anzianità, nonchè delle scadenze contrattuali. L'unico giovane del roster che merita attenzione è Trenton Hassell, ma come già accennato in precedenza la squadra scarseggia di promesse future, ha, per maggior parte, giocatori anziani dalla grande esperienza che possono lasciare il segno ora o mai più... Il trascinatore della squadra è Kevin Garnett, 28enne ala grande di 2.11, che nel suo repertorio ha tiri, rimbalzi, assist e stoppate, insomma un giocatore che si può definire completo; non per niente l'anno precedente è stato premiato come MVP.
Anche di rookie la squadra scarseggia, avendo draftato Blake Stepp, point man e guardia tiratrice proveniente da Gonzaga, ma lenta e poco atletica, quindi probabilmente molto presto si vedrà in Europa o in qualche categoria inferiore alla NBA.
Denver Nuggets:
Praticamente fissi i ruoli del quintetto, stabiliti già in estate nel momento in cui è stato firmato Kenyon Martin, aggiunta importantissima e forse sostanzialmente sottovalutata. Martin, pur con i suoi limiti tecnici, è uno dei pochi giocatori NBA che facciano sentire la propria presenza in ogni momento, con la sua energia, la sua carica e il suo atteggiamento da impunito: malfatto per il suo ruolo di ala piccola per cui era destinato inizialmente dai Nets, è una power forward non di posizione, ma di movimento, imperioso nello stoppare e nel prendere iniziative, pericoloso in ogni fase dinamica del gioco. Da segnalare il suo scontro con Nene, il quale non accetta di fargli da cambio, per un posto da titolare, anche se il risultato sembra scontato.
Il simbolo della squadra, anche se arrivato da un solo anno è Carmelo Anthony, arrivato da Syracuse dove ha giocato da fresh man ad altissimi livelli. L'anno scorso, Carmelo, o "Melo", come si fa chiamare, ha confezionato 21.0 punti, 6.1 rimbalzi e 2.8 assist per gara. Nessun giovane promettente da segnalare, tranne che l'ex centro di Missouri Arthur Johnson, che ha dominato in NCAA, ma in NBA difficilmente saprà farsi valere data la "bassa" statura.
Utah Jazz:
La grande stagione da titolare ha aperto a Carlos Arroyo le porte di un bel contratto e di un futuro assicurato nella NBA, specialmente dopo l'aggiunta della dominante prestazione contro gli USA alle Olimpiadi. L'anno scorso la squadra ha avuto problemi con il trovare realizzatori puri, dopo l'infortunio a Matt Harpring, e i problemi di rapporti personali con Gordan Giricek. Da sottolinearsi come grande acquisto dell'estate dei Jazz è stato Carlos Boozer, ala grande ex Cleveland, dal fisico possente e grande rimbalzista. Chissà come si troverà nella nuova squadra dopo aver totalizzato mediamente 15.5 punti, 11.4 rimbalzi e 2.0 assist per partita.
L'icona della squadra è Andrei Kirilenko, ala piccola russa, dalla difesa impeccabile e buon stoppatore e rimbalzista, che con al suo fianco un valido rimbalzista cercherà di dare il meglio, e magari anche arrivare ai playoff. I giovani che probabilmente si ritaglieranno qualche minuto a partita sono Kirk Snyder e Kris Humphries, con maggiore possibilità di giocare del primo data la già più che ampia scelta tra gli esterni.
Portland Trail Blazers:
Tra le tante situazioni interessanti dei Blazers di questa stagione c'è quella dell'arrivo di Nick Van Exel, giocatore che raramente ha accettato di fare la riserva di qualcuno. È però difficile che il titolare Damon Stoudamire, che oltretutto viene da una delle sue stagioni più positive degli ultimi anni, nella quale ha superato all'inizio la rivalità con Jeff McInnis, poi spedito a Cleveland. Grande dilemma, inoltre, per Shareef Abdur-Rahim, ala grande da qualche anno a Portland, che ha espresso l'intenzione di andarsene data la mancanza di minuti, concessi per lo più a Zach Randolph (20.1 punti, 10.5 rimbalzi e 2.0 assist), una delle più grandi sorprese dello scorso anno, e il rifiuto di ruolo di ala piccola, concessa in un secondo momento a Darius Miles che ha lasciato il segno nella preseason.
Altro nome noto alla NBA è Theo Ratliff alla sua 10 stagione NBA che l'anno precedente è stato premiato come miglior stoppatore della lega viaggiando con circa 3 stoppate di media per gara. Il rookie Sebastian Telfair è uno dei più discussi degli ultimi tempi: elevato al livello di fenomeno a livello liceale, molto fantasioso e tecnico, ma considerato troppo piccolo per giocare in NBA.
Seattle Supersonics:
Il dilemma Ray Allen ha avuto un peso importante in tutte le discussioni estive su Seattle. In scadenza di contratto, e dotatosi di un agente vero per la prima volta nella sua carriera, Allen vuole semplicemente il massimo della somma possibile, cento milioni di dollari, ma gliene sono stati offerti meno di trenta, e la cosa ha rischiato di creare problemi, anche perché non si era ben capito se il giocatore intendesse restare e farsi carico della risalita dei sonics o preferisse invece godersi un quinquennio in una squadra da titolo o aspirante tale. Lui, il principale giocatore dei Supersonics, è stato oggetto dell'attenzione di molte squadre quali i Lakers, anche al termine delle trattative ha deciso la permanenza a Seattle. Altro giocatore chiave è Rashard Lewis, che dopo 7 anni di NBA ha messo in mostra tutto il suo talento, concludendo la stagione da titolare con 17.8 punti, 6.5 rimbalzi e 2.2 assist per gara.
Giovani? No, grazie. potrebbe essere ciò che ha detto il coach Nate McMillian dopo il draf avendo preso come giovane promessa Ibrahim Kutluay, guardia tiratrice 31enne, che comunque si è fatta valere in preseason lasciando a bocca aperta molti scettici sul suo acquisto. Altro interessante giocatore è Nick Collison, ala grande - centro che non vede l'ora di dimostrare di che stazza è fatto, tenetolo d'occhio.
Sacramento Kings:
Il problema a Sacramento è la chimica di squadra. Per anni è stata il segreto del gruppo di Rick Adelman ma le sconfitte hanno aperto crepe profonde. È probabile che la cosiddetta "finestra delle opportunità" si sia chiusa per sempre, che i Kings abbiano perso la loro occasione, un po' per errori propri un po' per sfortuna. Dati i vari infortuni di Peja Stojakovic nel 2002, Chris Webber nel 2003 e Bobby Jackson nel 2004. Altro problema è la panchina, una volta pezzo forte della squadra, ormai troppo corta per una squadra NBA con ambizioni di playoff.
Le stelle nel quintetto sono molteplici: da Mike Bibby, fantasioso playmaker e regista del gioco, a Chris Webber, ala grande ottimo tiratore e passatore, a Peja Stojakovic, ala piccola di 2.08 con un tiro invidiabile dalla maggior parte degli altri giocatori NBA. Il rookie più interessante è Kevin Martin, ala di 2.01, da 23.3 punti di media a West Carolina.
Los Angeles Lakers:
A Rudy Tomjanovich è capitato già almeno tre volte. Parlando con i giornalisti si è riferito alla propria squadra come ai Los Angeles Rockets o gli Houston Lakers... Succede quando per trent'anni vivi nella stessa organizzazione, al punto che oltre ad averti ritirato la maglia numero 45, sai di essere l'allenatore che ha dato alla città gli unici due titoli sportivi della sua storia e ha pubblicato una biografia dal titolo "Mister Rocket". Dopo altre mille difficoltà come un tumore alla vescica, a 55 anni può dimostrare il suo valore. A sua disposizione per fortuna almeno Kobe Briant, dopo la cessione di Shaq, cercherà di trascinare la squadra composta anche dai nuovi acquisti di Miami (dati in cambio di Shaq), quali Lamar Odom, Chucky Atkins, unico playmaker del roster quest'anno, e Brian Grant.
Un altro giocatore ingaggiato per ovviare l'assenza di Shaq è stato Vlade Divac, ex centro di Sacramento. Il giovane dei Lakers di quest'anno è l'ex Udine Sasha Vujacic, ragazzo dalla grande tecnica, ma dal fisico poco possente per il gioco NBA.
Phoenix Suns:
Mike D'Antoni è un allenatore alternativo, non crede agli stereotipi, inoltre è un convinto sostenitore della teoria secondo la quale in ogni ruolo non devi avere il giocatore più alto ma il più veloce. Ecco perché nessuno si deve sorprendere se il quintetto più utilizzato dai Suns prevedesse l'utilizzo di tutti i suoi giocatori più forti e quindi duplicasse lo "small ball" di Don Nelson a Dallas con maggiore aggressività difensiva, ma lo stesso potenziale di fuoco e alta velocità. L'idea prevede Steve Nash come regista, appena arrivato da Dallas, Joe Johnson e Quentin Richardson come esterni, Shawn Marion ala forte e Amare Stoudemire centro. È un quintetto che magari raramente comincerà le partite ma potrebbe finirne molte. Creare un quintetto di simili stelle tutte un'unica squadra è stato possibili grazie alla cessione a NY di Stephon Marbury, che anche ottimo giocatore, occupava buona parte del tetto salariale.
Phoenix ha rinunciato a chiamare con il numero 7 per puntare sui veterani. Il loro rookie è Jackson Vroman, il miglior giocatore del predraft di Chicago, un'ala forte da Iowa State, veloce e di buoni movimenti ma un po' piccolo per le aree NBA.
Golden State Warriors:
Una squadra che da dieci anni non raggiunge i playoff può solo ripartire da zero. In fondo è quanto ha sempre fatto in queste dieci stagioni. Ma il concetto assume stavolta un significato più profondo. Dopo alcune stagioni di apprendistato, Chris Mullin, ex bandiera del club, ha assunto ufficialmente il comando delle operazioni e la sua scelta come allenatore ha fatto discutere: Mike Montgomery, che nella NBA non ha trascorso neppure un giorno nella propria vita, ma ha costruito un programma molto interessante nella vicina Stanford. Il quintetto è molto limitato, ma un nome spicca si tutti Jason "J-Rich" Richardson, guardia dalle grandi doti atletiche e impeccabile schiacciatore (vincitore all star weekend nella gara delle schiacciate nel 2002).
Il rookie Andris Biedrins, diciottenne della Lituania, è un giocatore esplosivo vicino a canestro, anche se non ha movimenti in pivot basso e un fisico ancora abbastanza debole su cui costruire una struttura muscolare più potente.
Los Angeles Clippers:
Tre posizioni sono definite, Chris Kaman come centro, Elton Brand come ala forte e Corey Maggette come ala piccola. Brand e Maggette sono la dimostrazione che non tutti i giocatori di Duke si rivelano inferiori alle aspettative NBA e che qualche volta il proprietario dei Clippers, Donald Sterling, è anche disposto a pagare i suoi giocatori. La lista di free agent che hanno lasciato i Clippers è tristemente famosa. Citando solo gli ultimi: Maurice Taylor, Micheal Olowokandi, Lamar Odom, Quentin Richardson, Andre Miller.
Shaun Livingstone è il point man del futuro anche se per ora appare indietro nello sviluppo fisico. E poi ha 19 anni, non ha mai giocato al college e dunque come reagirà al volante di un quintetto NBA? Come polizza assicurativa c'è anche un secondo rookie, Lionel Chalmers, folletto di Xavier.
San Antonio Spurs:
Gregg Popovich è un allenatore di sistema ma le sue rotazioni cambiano spesso durante la stagione. L'anno passato aveva scelto Manu Ginobili come titolare del ruolo di guardia ed Hedo Turkoglu come sesto uomo, ma poi li ha invertiti per risollevare il turco e avere creatività dalla panchina con l'argentino. Ma Ginobili dopo aver firmato un contratto di sei anni da 52 milioni di dollari ha terminato il periodo di apprendistato e dunque sarà la guardia tiratrice titolare degli Spurs. Ma il vero simbolo della squadra è Tim Duncan, ala forte di 2.11 di 29 anni, che già nel 2000 quando è stato draftato ha lasciato il segno, confezionando una doppia doppia di media. Altro giocatore ben voluto dal pubblico di San Antonio è il francesino playmeker Tony Parker, piccolo ma molto veloce e dalla buona visione di gioco.
Beno Udrih è point man di taglia fisica interessante, non è atletico o esplosivo ma prende decisioni giuste e sa tirare. Alcuni dubbi, sono alimentati da una tenuta fisica non esemplare, in ogni caso avrà la possibilità di essere l'unico cambio di Parker.
Houston Rockets:
Al suo primo anno a Houston, Jeff Van Guandy ha riportato i Rockets nei playoff. Non contento, sposato la filosofia del club ovvero ha deciso di buttare via o quasi un anno di lavoro per ricostruire la squadra con una serie di operazioni di mercato che hanno avuto l'effetto di consegnargli un roster ricco di giocatori adatti alla sua filosofia di gioco, forgiata negli anni in cui era l'assistente di Pat Riley a NY. Ovvero: difesa forte in area, anticipo del post basso, Eliminazione dei canestri ravvicinati, attacco controllato con uso e abuso del pick and roll, giochi in isolamento in pivot basso e tanti blocchi al fine di creare mismatch. I Rockets si baseranno sull'asse McGrady-Yao, una combinazione letale che ricorda il Bryant-Shaq dei tempi belli con la differenza che i due sono nel complesso meno esperti e smaliziati ma forse anche meno cattivi agonisticamente. Inoltre Yao è senza dubbio anche meno potente del buo vecchio Shaq, quindi faticare ancora a prendere posizione e rimbalzi, ma in questi 3 anni i Rockets hanno lavorato proprio su questo, quindi non resta che vedere la figura che farà quest'anno Yao in campo.
Memphis Grizzlies:
È inappropriato parlare di quintetto perché coach Hubie Brown in effetti usa una rotazione abbastanza inusuale di almeno dieci uomini, divisi in due quintetti diversi. Con questo "platoon-system" succede che chi comincia una partita generalmente non la finisce. L'eccezione è Pau Gasol, numero uno di franchigia anche nel minutaggio l'anno passato con 31.5 di media. Il catalano ha prodotto 17.7 punti e 7.7 rimabalzi di media. Poi nelle olimpiadi ha sfornato 22.4 punti di media con il 61% dal campo, vincendo la classifica marcatori. Lui è senza dubbio la stella della squadra, ma il roster comprende anche altri giocatori di un certo livello, come Jason Williams, Mike Miller, James Posey e Lorenzen Wright.
Dallas Mavericks:
Mark Cuban ha deciso che Phoenix stava pagando troppo per un giocatore come Steve Nash, 30 anni e la tendenza a perdere le enegie e cifre con il passare delle settimane, così la prima grande novità a Dallas è stato il cambio della guardia. La stagione comincia con Jason Terry al volante. L'ex bomber di Arizona ha punti nelle mani e velocità ma non è un costruttore di gioco. Il vero simbolo della squadra è comunque l'ala forte DIrk Nowitzki, prelevato da una squadra di A2 tedesca, ed ora uno dei più grandi tiratori della NBA, il migliore data l'altezza (2.13).
In questa costosa squadra i rookie sono tre: Dj Mbenga, congolese dal Belgio, è un'ala forte- centro, superbamente dotato dal punto di vista atletico, Pavel Podkolzine è un 2.23 che tratta bene la palla, sa tirare da fuori e corre ma non ha esperienza di gioco, così il rookie più atteso ad un impatto immediato è Devin Harris, scelto con il numero 5 nei draft, proveniente da Wisconsin, eccellente nelle leghe estive, dotato anche di buona taglia fisica. È lui il point man del futuro.
New Orleans Hornets:
Il quintetto base degli Hornets è forse il più facile da identificare in tutta la NBA. Baron Davis e David Wesley sono le guardie, George Lynch l'ala piccola, i due lunghi sono PJ Brown e Jamaal Magloire. La grande novità è che dopo cinque apparizioni consecutive nei playoff gli Hornets sono stati dislocati nella Western Conference e per giunta nella division migliore. La squadra quindi comprende due stelle Baron Davis, trascinatore nella scorsa annata, ma scontento e che vuole essere ceduto, e Jamaal Magloire proveniente da un'annata sfortunata disseminata di infortuni.
JR Smith è il futuro degli Hornets. È giovane (19 anni), atletico, alto (1.98) per giocare guardia (ma può doppiare da ala piccola) e ha un tiro devastante, New Orleans l'ha scelto con il numero 18 dopo che le sue quotazioni predraft erano salite e scese di continuo.