La mia vita ebbe inizio in una tipica giornata londinese, la pioggerella era, ancora una volta, protagonista del paesaggio; nacqui il 13 Luglio 1978 nel Queen Victoria Hospital di Londra.
Per quel che posso ricordare, la mia infanzia non è stata delle più felici. Fin da molto piccolo, da quello che mi è stato raccontato, dovevo esser appena stato svezzato e venni affidato ad una bambinaia; il suo nome era Rebecca, una ragazza di 26 anni, bellissima, non la solita grassa, anzianotta, bacchettona di vecchio stampo ma una fanciulla dolce dal sorriso sempre presente sul volto. I miei unici momenti felici dell'infanzia sono tutti con lei, è stata lei a vedermi camminare la prima volta e a raccogliere il mio primo dentino che cadde sul tappeto persiano vicino al camino di marmo scolpito in uno dei tanti saloni della casa. La scarsa memoria non mi permette di descrivere con precisione gli avvenimenti della mia tenera età ma, quello che sopra ogni cosa non potrò mai scordare, fu l'assenza dei miei genitori. Non li ho mai perdonati di avermi privato del loro amore e perfino quando morirono non mi regalarono la possibilità di vederli un'ultima volta. Avevo 5 anni quando accadde, erano in uno dei loro soliti viaggi di lavoro in Asia e, attraversando non so quale zona paludosa, vennero colpiti dal virus della Malaria. In quel tempo l'inizio di una possibile rottura dell' Unione Sovietica aveva prodotto una improvvisa riduzione dell'accesso e della qualità dell'assistenza sanitaria. Inoltre nelle condizioni nelle quali lavoravano, facendo i ricercatori, non fecero altro che aggravare la loro situazione fisica uccidendoli prima del tempo.
Non ho mai amato i miei genitori e la loro morte non mi ha addolorato più della perdita di un qualsiasi parente.
Il 17 Aprile 1984 Rebecca andò dal notaio per la lettura del testamento; non avendo altri parenti lei divenne la mia tutrice fino al compimento dei 18 anni quando avrei potuto prendere possesso di tutte le ricchezze e dei possedimenti della famiglia.
Forse per la mia giovane età o forse perché non lo riteneva importante in quel momento, Rebecca non mi elencò minuziosamente tutto il contenuto del testamento ma si limitò a spiegarmi solo alcuni brevi passaggi.
Uno fra tanti è necessario per spiegare quello che sono oggi, diceva: “Come nostro unico erede e unico successore della famiglia Moschini, nostro figlio Amarant dovrà essere istruito e allevato alla vita dei Signori; diverrà un avvocato e confidiamo in lei, Rebecca, nella riuscita di quest'impresa”.
Da quel giorno la mia vita divenne un'unica ed infinita lezione e Londra il mio studio.
Rebecca per la mia istruzione elementare e pre-universitaria scelse i migliori insegnanti in tutto il Regno Unito senza badare a spese. Dovevo diventare un avvocato, ma non uno qualsiasi, il migliore che l'Inghilterra avesse mai conosciuto!
In quei pochi momenti di libertà che le lezioni mi concedevano mi dilettavo nella scherma e nell'equitazione, prendevo parte ad ogni stupidissima cena o serata di gala che fosse.. L'unica utilità che avevano era, ancora una volta, rapportata al mio futuro di avvocato; dovevo, con l'aiuto di Rebecca, che con la sua bellezza non mancava mai di ammaliare e attirare a noi qualche possibile cliente, conoscere più persone possibili. Più erano ricche e potenti più mi sarebbero servite per arrivare all'apice!
Gli anni passavano e la mia cultura cresceva a dismisura, gli insegnanti erano sbalorditi dalla velocità di apprendimento che avevo sviluppato; i libri sotto il mio sguardo attento apparivano impauriti e il mio studio era una discarica di pile di volumi disposti disordinatamente su tutta l'area del pavimento ed in qualsiasi altro spazio trovassero posto.
Arrivò anche per me l'ora del diciottesimo compleanno. Penso che pochi riescano davvero a capire cosa voglia dire per un orfano di famiglia ricca compiere diciotto anni; beh, agli altri che non hanno possibilità di capirlo lo spiegherò mettendo da parte per un secondo l'ironia e parlando seriamente, penso che quel giorno sia stato il più traumatico della mia esistenza!
Era il 13 luglio 1996, quel mattino, stranamente mi alzai tardi, erano le 9.30 e Rebecca corse nella mia stanza farfugliando parole incomprensibili.. Dopo essersi tranquillizzata un attimo ed aver aperto come al solito le finestre per arieggiare la stanza, venne vicino a me e si sedette sul mio letto; mi fissò per molto tempo poi, una piccola lacrima le cadde dall'occhio, ne seguirono altre e altre ancora, abbracciandomi piangeva e mi stringeva e mi baciava.. io non capivo ed ero immobile a subire tutta la situazione!
Finalmente si calmò, si asciugò il viso e con un sorriso dolcissimo di cui solo lei ne era capace, cominciò a parlare: mi spiegò il perché del suo pianto della sua agitazione, continuava a ripetermi che non mi rendevo ancora conto di che giorno fosse stato quello e che cosa avrebbe significato per me!
Devo ammettere che aveva ragione.. solo nella tarda mattinata cominciai a rendermi conto di tutto quello che mi accadeva intorno!
Tanto per cominciare, quando scesi le lunghissime scale ed entrai nel salone principale una squadra di addobbatori e di ragazzi del catering erano già al lavoro da diverse ore, mi sentivo molto a disagio perché sembrava fossi l'unico a non sapere cosa sarebbe successo, ed era veramente così.
Dopo aver fatto colazione tornai subito da Rebecca a chiedere spiegazioni, ne ricavai solo che alla sera avremmo tenuto un enorme party con tutta la “Londra che conta..” nel quale sarei stato presentato alla società!
Stranamente non ero per niente emozionato.. fin da piccolo, come ho già detto, ero stato abituato a partecipare a serate del genere e le famiglie più importanti già mi conoscevano, ma adesso era diverso, dopo quella sera non mi avrebbero più chiamato “Il piccolo Moschini”, ma sarei diventato il “signor Amarant Moschini” futuro avvocato e difensore delle loro illustri persone!!!
Mentre mi allontanavo da casa per andare verso le stalle a sellare il mio adorato Raziel un uomo mi si avvicinò; subito non lo riconobbi ma quando si presentò mi risultò impossibile non ricordarlo, era il notaio di famiglia che veniva per ricordarmi che alla cerimonia ci sarebbe stato anche lui per consegnarmi ufficialmente tutti gli atti di proprietà e simbolicamente tutte le ricchezze della mia famiglia.
Fra le tante discussioni che avevo avuto quella mattina in vista della serata, quella con Daniel (il notaio) mi scosse più di tutte..
Anche la cavalcata venne rovinata dai continui pensieri che avevo sul futuro, non so spiegarmi il perché, in fondo si trattava solo di mettere la mia firma al posto della sua e svolgere qualche stupidissimo rito burocratico in più.. ma non era solo quello, era un'altra la cosa che mi spaventava e solo continuando a cavalcare che capii qual era veramente la mia paura: avevo paura di perdere Rebecca; non volevo assolutamente che lei uscisse dalla mia vita. Fortunatamente era solo una stupidissima paura adolescenziale che scomparve appena, al ritorno dalle campagne, ne parlai con lei.
Chiusa questa piccola parentesi sui miei stati d'animo posso anche tornare alla descrizione della giornata.. Beh, ormai erano le 5.30 e, finito di prepararmi, dovetti subito correre all'entrata per accogliere gli ospiti; fuori mi aspettava un'accompagnatrice scelta accuratamente da Rebecca per la serata: una ragazza molto carina che era stata istruita a dovere (accompagnarmi ovunque, sorridere, tacere e annuire dolcemente agli apprezzamenti degli ospiti). Dopo pochi minuti cominciarono già ad arrivare scintillanti limousine dalle quali scendevano sfarzosissime signore impellicciate e addobbate di gioielli come fossero luccicanti alberi di natale e signorotti in smoking dalle movenze goffe e compiaciute!
La carrellata di auto continuò per almeno un'ora, quando arrivarono tutti gli invitati, guardando il piazzale davanti a casa si aveva l'impressione di essere nel più grande autosalone di lusso che si potesse immaginare. Finalmente la serata cominciò.. servirono la cena e l'atmosfera si ammorbidì; al termine, prima dell'inizio dei balli arrivò il mio momento: accompagnato dal notaio e dalla mia hostess salii sul palco e dopo un breve discorso di Daniel avvenne il solenne passaggio di proprietà. Come previsto seguì un mio discorso.. in quel momento mentre parlavo a quella moltitudine di persone, tra tutti gli sguardi disinteressati e assonnati, uno mi attirò a sè. L'intensità con la quale quella stupenda signora mi guardava mi sconvolse! Proseguii non curante degli altri, ormai parlavo solo per lei.. le parole non smettevano di uscire dalla mia bocca come se inconsciamente avessi voluto raccontarle tutta la mia vita e i miei piani futuri, ero completamente stregato da lei.
Con un colpetto al mio gomito, Daniel mi fece tornare alla realtà suggerendomi di ringraziare e di lasciare che la serata proseguisse; lo ascoltai e mi ritirai. Seduto al mio tavolo tra un sorso di vino e qualche parola scambiata con gli ospiti continuavo a visualizzare quella figura.. ormai era impressa nella mia mente e sentivo che non potevo lasciare che tutto proseguisse casualmente. Mi alzai e cominciai a camminare nella speranza di rincontrare quella donna. Non ricordo esattamente per quanto vagai nella villa ma, quando la rividi, erano le 23.50, stava comodamente seduta sul dondolo, sotto il gazebo di rose rampicanti e sembrava mi stesse aspettando.
Mi avvicinai a lei e prima che potessi presentarmi e chiederle il permesso di farle compagnia mi disse ”Ci ha messo molto a trovarmi, Amarant!” era vero, mi stava aspettando, ero felice che attendesse me.
Parlammo per moltissimo tempo di me, soprattutto di me perché ogni domanda mi permettessi di rivolgerle, lei sviava chiedendomi altro sulla mia vita; le raccontai dei miei genitori e del mio imminente futuro di avvocato.. sembrava molto interessata a me e prestava attenzione ad ogni mia singola parola. Il mio orologio segnava le 3.00 e la maggior parte degli invitati se ne era già andata.. e i pochi rimasti si preparavano a partire. Eravamo rimasti solo io e lei, nel parco.. dentro la villa solo i camerieri che cominciavano a sistemare e Rebecca che, controllandoli di tanto in tanto, parlava con Daniel. L'atmosfera era stupenda, non volevo che finisse e prolungai il mio monologo fino allo sfinimento; non avrei mai permesso che se ne andasse senza sapere almeno come rintracciarla.. invece, al contrario di ogni mia preoccupazione , mi lanciò uno sguardo dolce e incoraggiante e dicendomi “E' stato un immenso piacere ma devo proprio scappare, non preoccuparti Amarant, tornerò, abbi pazienza e non dimenticarmi..” se ne andò scomparendo della buia vegetazione del parco.
Io rimasi immobile, non feci nulla per fermarla e tanto meno non dissi nulla per convincerla a tenermi compagnia ancora ma ero fiducioso.. se quella bellissima signora senza un nome mi aveva detto che sarebbe tornata, dovevo crederle e mi ripromisi di non dimenticarmi mai di lei e di aspettarla.
Dopo quella notte la mia vita riprese la solita routine, continuai i miei studi e mi iscrissi all'università di Londra: il King's college London, una delle più rinomate istituzioni per gli studi di legge in tutto il mondo.
Posso tralasciare la mia vita universitaria perché non è stata molto emozionante, in quei periodi pensavo solo a studiare e non mi concessi molte libertà tranne, ovviamente, la cura di Raziel e la compagnia di Rebecca.
Stavo dimenticando il matrimonio di Rebecca. Non si può certo dire che si sia sposata giovane, aveva 49 anni ma la sua bellezza e grazia si erano mantenute nel tempo come sotto una cupola di vetro; ero molto felice per lei, si sposò con Daniel, lui poco più che cinquantenne.
Rebecca mi confidò che era stato per amore mio che non si era sposata prima, non voleva lasciarmi combattere da solo e adesso, che vedeva in me ormai un uomo formato e pronto per affrontare la società crudele e approfittatrice, si sentiva più sicura. Mi sono concesso un piccolo spazio per accennarvi anche questo avvenimento perché fra le poche date importanti nella mia vita, questa (21 novembre 2001) va assolutamente ricordata.
Poco dopo finii gli studi e diedi l'esame di stato, naturalmente passato con la lode; da li a poco aprii un mio studio legale avvalendomi delle conoscenze maturate nel corso degli anni.
Nel giro di un paio di anni avevo alle mie dipendenze altri 4 avvocati eccellenti, una lunga lista di cause vinte e una moltitudine di clienti desiderosi dei miei servizi!
Fra i miei clienti abituali c'erano anche esponenti della malavita, gangster di fama mondiale che si affidavano a me quando per sbaglio i loro piani non erano così perfetti come avevano immaginato e quindi si trovavano ad avere qualche problema con le autorità.
Data la delicatezza dei casi, preferivo seguirli personalmente lasciando ai miei colleghi il compito di risolvere il resto. Non posso negare che tutto ciò mi diede diversi benefici e, sinceramente, non mi dispiaceva. Ma desidero sottolineare che il mio compito non era quello di corrompere la giuria ed i giudici ma mi limitavo semplicemente a riportare i fatti sotto una luce diversa; non c'era accusa che riuscisse a portare contro-deduzioni valide per giudicare i miei clienti colpevoli e quindi, anche in caso di evidente colpevolezza, il giudice non poteva fare altro che assolverli per mancanza di prove..
Personalmente, non avendo mai avuto un grande rispetto per la vita e avendo sempre privilegiato la mia carriera a tutto il resto, non mi risultava difficile difenderli anche in casi di omicidi colposi o cose del genere.
Con il passare dei mesi la mia agenda si riempiva di clienti “personali” e le mie conoscenze si estendevano i tutti i campi di maggior importanza, dalla politica alla finanza, dallo sport allo spettacolo.. stavo avendo un successo impensabile ma non ero ancora soddisfatto, sentivo che mi mancava ancora qualcosa per raggiungere l'apice della mia carriera. Molte sere mi capitava di stare seduto in poltrona davanti al camino e pensare incessantemente a cosa mi mancasse.. non capivo e mi faceva rabbia; avevo tutto quello che desideravo eppure non era abbastanza.. c'era qualcosa che frenava la mia scalata ad avere la supremazia tra gli avvocati, ma non riuscivo a focalizzare quale o chi potesse essere il mio problema.
Dopo tanto scervellarmi decisi di andare a letto. Erano le 2.30 del mattino e una leggera brezza mi solcò il viso destandomi dal mio sonno, non appena mi resi conto che la finestra in fondo, vicino alla porta d'ingresso, era spalancata, nella penombra del camino vidi una figura a me familiare che non mi diede alcun timore.
Non appena lasciò che la luce tiepida del camino le illuminasse il volto in modo che potessi vederla meglio, il mio cuore sobbalzò e sul mio viso si scolpì un sorriso felice ed emozionato. Anche lei ricambio il mio stesso sorriso e venne a sedersi accanto a me sul letto. Dopo un breve momento di silenzio, cominciò a parlare dicendomi che era fiera di me per il successo che stavo avendo e ripeteva che ne era stata sicura fin dal nostro primo incontro. Dopo poco il suo viso si intristì e il tono della voce cambiò.
Continuò a parlare spiegandomi che sapeva quello che stavo cercando e che a Londra non avrei mai potuto raggiungere il successo che tanto desideravo. Incuriosito dalle sue parole, cominciai a farle domande su come avesse fatto a conoscere i miei pensieri..
Da una profonda curiosità passai ad uno stato di irritazione dovuto al mio grande orgoglio: come poteva una sconosciuta sapere così i miei pensieri, e soprattutto come aveva fatto ad entrare dalla finestra se la mia stanza era al quarto piano della villa?
Ma non potevo essere in collera con un donna tanto bella, con una dolcezza nel parlare indescrivibile, così mi calmai e rimasi ad ascoltarla.
Lei si accorse anche dei miei cambiamenti di umore ma sembrava non vi desse peso, dopo poco riprese ”Amarant, io sono qua stasera con uno scopo ben preciso, è da quando avevi 16 anni che ti osservo ed ora è arrivato il momento”
“Il momento per fare cosa??”
con questa notte si chiuderà un periodo della tua vita durato 26 anni e se ne aprirà uno nuovo, dalla durata assai più vasta..
Io non capivo e continuai ad ascoltare senza dare il minimo cenno di voler intervenire..
Continuò “perdona la mia sbadataggine, non mi sono ancora presentata; io sono Lady Léan Arden, ancilla del clan Ventrue e capo delle arpie di Londra
Continuavo a non capire..
Adesso Amarant non importa cercare di capire, è troppo presto, Seguimi.. e si diresse verso la porta; io nella confusione più totale non ci pensai due volte, mi alzai, mi vestii e la seguii lungo le grandi scale.
All'uscita della villa c'era una limousine ad aspettarci, salitoci sopra mi accorsi del pallore degli individui che vi erano all'interno: erano in tre più l'autista, due ragazzi erano dietro con noi, i loro visi erano strani, molto magri e allungati.. infine davanti, insieme all'autista, c'era una bellissima ragazza, penso avesse la mia età: capelli neri con riflessi azzurri, vestita molto elegantemente con una scollatura mozzafiato.
Ad un cenno di Léan partimmo e dopo circa quaranta minuti arrivammo dinnanzi ad un violone alberato.
Non c'era illuminazione e tutto quello che riuscivo a vedere lo dovevo ai fari dell'auto; non appena arrivammo al cancello di un enorme palazzo in stile gotico (naturalmente non illuminato), i ragazzi che ci accompagnavano saltarono giù dall'auto e corsero ad aprire i cancelli permettendoci di entrare nel grande piazzale.
Mi accorsi subito, che nonostante l'edificio cadesse a pezzi e fosse privo di insegne luminose ed invitanti, il parcheggio era pieno di lussuosissime automobili.
Accompagnato da Léan, entrai e vidi i saloni e gli arredamenti più belli che i miei occhi avessero mai osservato! Il piano dov'eravamo era diviso in molte stanze, tutte piene di persone vestite nei più svariati e stravaganti modi; tutte queste stanza convergevano in un grandissimo salone che ospitava la sala da ballo.. Continuai a guardarmi attorno intimorito da tutti quegli sguardi rivolti a me che accennavano sorrisi maliziosi e ammiccando mi invitavano ad andare da loro.
Lasciato un attimo solo da Lèan, mi stavo recando al bar per un drink ma, prima che me ne potessi accorgere, la signora Arden era di nuovo di fianco a me e, lanciandomi uno sguardo provocatorio e molto sensuale mi invitò nel suo studio. Entrati in ascensore, rimasi stupito dalla mancanza dei numeri sui bottoni e, mentre salivamo non fui capace di calcolare quanti piani attraversavamo; quando le porte si aprirono, venni travolto da un lusso indescrivibile. Ogni mobile, ogni cosa era ricoperta d'oro e pietre preziose, fra i quadri appesi al muro riconobbi un Gaugin e alcuni Van Gogh, ricordo con chiarezza il camino: era il più bello che avessi mai visto, quelli di casa mia in confronto sembravano miseri buchi nel muro..
Passai diverso tempo ad ammirare il fuoco che maestoso saliva nella cappa, poi Lèan mi fece accomodare su una delle poltrone adiacenti alla scrivania e mi servì un calice di vino.
“A questo punto mi disse “voglio che tu faccia parte della nostra famiglia e in cambio io risolverò il tuo problema!
La domanda che mi venne più spontanea in quel momento fu “Di che famiglia parli?”
Sorridendo rispose senza indugi “Vampiri, la più grande e potente famiglia del mondo!”
Il mio cuore sobbalzò e riuscii a vedere chiaramente l'espressione stupita del mio viso rispecchiata negli occhi di Lèan.. A stento riuscii a formulare un'altra domanda “Non vorrei aver sentito male, vampiri hai detto?”
Lei tranquillamente annuì e io affondai impaurito nella poltrona..
Questa notte, che tu lo voglia o no, diventerai un vampiro, Amarant, ma non preoccuparti, io mi prenderò cura di te e ti istruirò a dovere. In te c'è un grande potere e faresti molto comodo al clan Ventrue
Non avevo la forza di parlare e, pur non volendolo ero affascinato dalle sue parole e non potevo fare a meno di ascoltarle.
Aggiunse “tu mi ami lo so, e io per ricambiare il tuo amore ti donerò l'immortalità e la sapienza che non potresti mai raggiungere continuando la tua vita umana”
Come faceva a sapere che l'amavo? Perchè era vero.. io mi ero innamorato di quella bellissima donna la sera del mio diciottesimo compleanno e da quel giorno non ero più stato capace di dimenticarla!
Caddi nella confusione più totale e cominciai a tracannare vino.. quando feci per alzarmi, la testa mi girava e dovetti abbandonare l'idea.
La signora Arden osservava la scena comodamente seduta alla sua poltrona in attesa del mio cedimento totale. Non dovette aspettare molto, dopo pochi minuti abbandonai l'idea di oppormi e le dissi di fare ciò che desiderava.. nell'udire quelle parole Lèan si alzò dalla poltrona e venne verso di me, mi prese in braccio sprigionando una forza incredibile e mi portò sul divano, io, ubriaco la guardavo e mi perdevo nei suoi immensi occhi neri, non capivo quello che faceva e mi limitavo a fissarla inebetito.
Era bellissima, si raccolse i capelli, poi sussurrandomi “sarà eccitante e non te ne pentirai” affondò i denti nel mio collo.. sentivo il mio cuore battere fortissimo, tutto il sangue che avevo in corpo sembrava uscire piano da quei piccoli forellini ed ad un certo punto penso di aver perso i sensi.. fu lei che mi svegliò dicendomi che mi dovevo sbrigare se volevo sopravvivere. Si fece un piccolo taglio sopra il seno sinistro e mi disse di bere; stavo per perdere di nuovo i sensi e appoggiai con difficoltà le labbra al suo seno.. raccogliendo le poche forse che mi erano rimaste cominciai a bere e più bevevo più sentivo il suo cuore battere forte, quel suono divenne quasi assordante mentre incapace di staccarmi continuavo a bere. Al battito del suo cuore si affiancò il mio in un suono regolare: i nostri cuori battevano allo stesso modo; stavo recuperando le forze e mi sentivo molto meglio.
Avrei voluto continuare a bere ma Lèan mettendomi la mano sulla fronte mi allontanò da lei e ricaddi stordito sul divano; si sedette su una seggiola in attesa.. non capivo cosa stesse aspettando ma ad un tratto mi sentii malissimo, caddi dal divano e mi accasciai dolorante sul tappeto.. le mie viscere si contorcevano ed ebbi l'impressione che i miei organi bruciassero corrodendo tutto il mio corpo. Quella sensazione durò un'eternità, o almeno a me sembrò che non finisse mai. Ad un certo punto il nulla, non sentii più niente.. dal dolore massacrante passai ad una sensazione di vuoto. Aprii gli occhi e vidi Lèan alzarsi e prendermi nuovamente in braccio.. attraversammo lo studio ed entrammo in una porta della quale ignoravo l'esistenza; per quel che ricordo eravamo in uno stanzino molto più piccolo e modesto del suo ufficio.. conteneva due bare, alcuni bauli e un grande specchio circondato da sontuosi armadi pieni di vestiti. Lèan mi guardò e sorrise, poi mi coricò in una delle due bare e con fare dolce e amorevole mi disse che dovevo riposare e che ne avremmo riparlato.
Al suono di quelle parole caddi in un sonno profondo..
Mi risvegliai tre notti dopo. Quando uscii dalla bara pensai soprattutto a bere, avevo una sete indescrivibile e non pensavo ad altro.. quando aprii la piccola porticina ed entrai nello studio trovai Lèan che parlava con alcune ragazze; alla mia vista apparvero eccitate e i loro visi erano coloriti e invitanti.
Lady Arden dopo avermi dato il benvenuto fra loro mi disse che quelle signorine erano li per me e che mi avrebbero soddisfatto in tutte le mie richieste.
Nell'udire quelle parole le due sconosciute si alzarono e vennero a prendermi alla porta, tenendomi per mano mi fecero sedere sul divano e si scoprirono il collo.. a quel punto ci raggiunse anche Lèan che mi spiegò il significato della sete vampira e come avrei fatto a placarla.. aggiunse che essendo un Ventrue avrei dovuto scegliere accuratamente le mie vittime e che un cattivo sangue mi avrebbe fatto star male. Infine aggiunse “dopo la lezione teorica ce ne vuole una pratica” e mi segnò i colli delle fanciulle.
Senza farmelo dire una seconda volta, afferrai con dolcezza la più carina delle due e le affondai i denti nel collo.. lei gemette e io bevvi. Anche se ero eccitato perchè era il mio primo pasto, appena sentii il suo cuore rallentare troppo la lasciai. Non abbastanza sazio, mi lanciai verso l'altra che rideva ingenuamente.. al termine appoggiai la testa sul divano e venni colto da un senso di pienezza; guardai Lèan e lei accennò un sorriso ed annuì con la testa.
La prima prova era stata superata. A questa ne seguirono altre di minor importanza solo per farmi prendere dimestichezza con la mia nuova persona.
La notte successiva andai a prendere la mia bara da un artigiano delle vicinanze.. naturalmente ci presentammo come i parenti del defunto che era più o meno delle mie dimensioni.. era bellissima di mogano intagliato con gli interni di raso rosso. La feci subito trasportare nella mia villa e predisposi che venisse messa in camera mia.
Per un paio di settimane mi diedi malato e non partecipai alla vita del mio studio legale. Ero troppo occupato ad imparare da Lèan che non pensavo ad altro.
Girai molto e conobbi altri come me, naturalmente sotto la supervisione di Lady Arden che mi proteggeva quando non ero più in grado di gestire le situazioni; una sera, invece di uscire, rimanemmo nel suo studio perchè Lèan mi disse che avrebbe dovuto parlarmi.
Cominciò dicendomi che adesso poteva anche risolvere il mio dilemma mortale e mi spiegò che non riuscivo ad arrivare in vetta perchè non mi era permesso; un altro vampiro, che non mi nominò per la mia sicurezza, non voleva che io arrivassi all'apice perchè si trovava in una situazione delicata e perdere la supremazia anche in legge gli sarebbe costata la carica che investiva!
Così mi diede una possibilità, mi disse che se avessi guardato fra le mie numerosissime proprietà mi sarei accorto di avere una villa anche in Italia, in una zona ancora fertile per un avvocato di successo come me.
Rimasi un po' perplesso all'idea di lasciare Londra, e Lèan per convincermi mi spiegò che comunque il mio studio qui non avrebbe subito variazioni, attraverso lei avrei continuato a seguire i miei colleghi e a dirigerli dalla mia casa in Italia. Inoltre aggiunse che non dovevo preoccuparmi di niente, avrebbe organizzato tutto lei contattando persone di fiducia che avrebbero trasportato i miei bagagli con cautela e diligenza.
Infine mi assicurò che sarebbe venuta con me, tenendomi compagnia un paio di giorni per aiutarmi in caso di necessità.
Davanti a così tante rassicurazioni mi vidi costretto ad accettare e cominciammo subito i preparativi per il viaggio. La sera dopo chiamai Bertram, il migliore dei miei dipendenti, e gli spiegai che dovevo assolutamente partire per l'Italia e che non sapevo quando sarei tornato. Nel frattempo avrebbe preso il mio posto di supervisionatore e si sarebbe impegnato a tenere al corrente la signorina Arden (famosissima avvocatessa americana) che aveva il compito di recapitarmi il lavoro.
Poi prenotammo subito due biglietti in business class per il volo notturno della sera dopo e demmo le ultime disposizioni per il trasporto dei bagagli.
Era quasi l'alba e io e la mia signora andammo a dormire da lei. Quella giornata passò molto in fretta e al mio risveglio non mi sembrava nemmeno di aver dormito; dopo aver cenato ci recammo subito in aeroporto per imbarcarci.. il viaggio andò alla perfezione e arrivammo a Villafranca in orario; da lì non perdemmo tempo e con un taxi andammo subito a casa perchè entro un paio d'ore il sole sarebbe sorto.
La casa era bellissima, circondata dal fiume Mincio che in quel punto si divide in due come se la volesse proteggere dagli intrusi. Senza perdere tempo ci chiudemmo subito nelle nostre bare che, essendo partite il giorno prima, erano già arrivate.
Al nostro primo risveglio nella nuova casa ci siamo sentiti un po' spaesati e la prima sera abbiamo fatto molta fatica a trovare la cena; sapete, in un piccolo paese è difficile trovare imprenditori che girino di notte. Nelle sere successive abbiamo speso il nostro tempo conoscendo meglio la zona della provincia di Mantova e sistemando casa. Ed ora, eccomi qua, so dove si riuniscono i vampiri e nelle prossime sere andrò a presentarmi al principe. Lèan è tornata a Londra per controllare i suoi affari e la mia attività e sto ultimando questa sera la disposizione dei mobili nella mia umile dimora.
Ah, siccome ho ordinato le auto solo alcuni giorni fa dovrò attendere almeno la consegna di una di esse per andare a presentarmi alla Camarilla locale.