IL RELIQUIARIO DEL PREZIOSISSIMO SANGUE SULLE MONETE DI MANTOVA
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Fig. 1
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L'Imperatore Sigismondo, nel 1433, aveva appena innalzato Gian
Francesco Gonzaga, già V Capitano del Popolo e Vicario
Imperiale, al titolo di I Marchese di Mantova.
Per dare lustro a questa investitura e per affermare la solidità
economica del piccolo stato mantovano, il novello Marchese fece
battere un "grosso" in argento che portava al
D' lo stemma delle quattro aquile, arma conferitagli dall'Imperatore,
e al R' la Pisside o Reliquiario del Preziosissimo Sangue di Cristo.
(Fig. I) Questa Pisside è posta al centro di una visione
ideale della città di Mantova con torri, campanili, edifici
merlati, ponti e acque lacustri appena increspate. Questo rovescio,
davvero straordinario per la monetazione degli stati vicini che
poco si preoccupavano dell'arte incisoria sulle proprie monete,
ottenne quell'attenzione e quel prestigio che Gian Francesco si
attendeva per la propria città.
Questa raffigurazione monetaria della Pisside si ripeterà
più o meno incessantemente per tutti i successori di Gian
Francesco fino a Carlo II Gonzaga Nevers (1647-1665).
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Fig. 2
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Già col 2° Marchese, Lodovico II, vediamo la Pisside
interpretata prima in stile gotico, poi rinascimentale come appare
su un "mezzo testone (o bussolotto)" (fig. 2)
e viene riproposta anche su ducati in oro da Federico I
e Francesco II. Con Federico II, prima 5° Marchese, poi 1°
Duca di Mantova e 1° Marchese del Monferrato, la Pisside
ci appare posta su un altare (fig. 3) o sorretta da due mani che
ne afferrano la base o ancora con San Longino inginocchiato che
la porge a Sant'Andrea, motivo quest'ultimo ripreso da Francesco
III, dal duca Guglielmo e dal duca Ferdinando.
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Fig. 3
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Di quest'ultimo ricordiamo poi le doppie e le quadruple in oro, opere insigni
di valenti incisori quali Gaspare Molo e Andrea Borgatti, che
raffigurano la Pisside sorretta da due angeli o, sempre su una
moneta aurea con San Longino con la lancia nella sinistra e con
la Pisside nella mano destra distesa. Con Vincenzo II, per la
prima ed unica volta durante la dominazione gonzaghesca, su di
un soldo le Pissidi sono due, quali sono ancora oggi custodite
in Sant'Andrea, una contenente la terra intrisa del Sangue Preziosissimo
e l'altra la spugna imbevuta di aceto e fiele per dissetare Gesù
morente sulla Croce.
Ci sembra doveroso anche ricordare gli scudi e mezzi scudi
battuti durante l'assedio di Mantova del 1629-1630 con Sant'Andrea
con la croce poggiata sulla spalla destra che protende la mano
sinistra che tiene la Pisside quasi ad impetrare la misericordia
divina per la città ormai allo stremo delle forze per la
fame e le malattie ormai non più in grado di difendersi
e che verrà messa a ferro e fuoco e dovrà subire
gli orrori e le crudeltà delle soldataglie dell' Aldringen.
E' ormai noto che la monetazione gonzaghesca è testimonianza
di storia mantovana; di questa storia le monete che portano la
Pisside sono anche una testimonianza di fede, quella fede che
scaturisce anche da quei due splendidi reliquiari creati dal Bellezza
nel secolo scorso che sono custoditi ancora oggi nel nostro bel
Sant'Andrea e che i mantovani porteranno nel cuore nell'affrontare
l'ormai prossimo terzo millennio.
Giuseppe Margini
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